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/ Poetessa e scrittrice /)

Rupi Kaur: Artista del Calendario Pirelli 2027

Rupi Kaur

“La prima volta che sono stata qui [al Forte Jaigarh di Jaipur, in India] è stato dieci anni fa. Tornarci oggi per lo shooting è un sogno che si realizza. Finora è stata un'esperienza magica”

La poetessa e performer Rupi Kaur ha contribuito a reinventare il linguaggio della poesia, portandolo a un pubblico nuovo e globale. Nata nel Punjab, nel nord dell'India, si è trasferita da piccola in Canada con la sua famiglia. Tornare in India per prendere parte al Calendario Pirelli è stato per lei particolarmente emozionante: ha posato davanti all'obiettivo del fotografo norvegese Sølve Sundsbø nella suggestiva cornice di una fortezza arroccata sulle colline.

“È meraviglioso essere qui sul set. Sono felice che i miei lettori possano riscoprire anche questo lato di me.”

Per Rupi Kaur, l'India è una terra «vasta, vibrante e magica», un luogo «capace di risvegliare tutti e cinque i sensi». È anche il Paese che custodisce molti dei suoi ricordi più cari.

“I miei ricordi più felici dell'India sono legati agli anni trascorsi con il mio Nana Ji (nonno materno). Mi portava sempre con sé in motocicletta ed eravamo come migliori amici. Il giorno in cui abbiamo lasciato l'India per trasferirci in Canada dovettero praticamente strapparmi dalle sue braccia: anche a tre anni e mezzo sapevo che stavamo andando via per sempre. Mia madre, benedetta lei, mi disse che saremmo tornati presto. In realtà, non lo avrei rivisto per altri dieci anni.”

Il luogo che Rupi Kaur ama più di ogni altro visitare in India è l'Harmandir Sahib, il Tempio d'Oro di Amritsar: “È un luogo speciale per la comunità sikh a cui appartengo. Ogni volta che ne varco la soglia sento le spalle rilassarsi e mi lascio avvolgere dalla sua energia.”
Quanto alla sua parola preferita in punjabi, la risposta è ਰੂਹ (Rooh).

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«Significa “anima”. Mi affascina il suono stesso della parola: sembra quasi evocare uno spirito, e la trovo bellissima.»

Kaur scoprì il piacere della lettura e della scrittura durante gli anni della scuola, trovando in entrambe una passione e al tempo stesso un rifugio. Scrive e porta in scena poesie spoken word fin dall'adolescenza.

“Ho iniziato a esibirmi sul palco ai tempi del liceo e non sapevo se definire quello che facevo narrazione o poesia, poi ho scoperto la poesia “spoken word” e tutto ha acquistato senso. Essere davanti a un pubblico mi faceva sentire incredibilmente viva.”

Attraverso la sua arte, Kaur ha dato forma ed elaborato esperienze profonde della vita, dal lutto alla perdita, fino al dolore sentimentale. Oltre a essere poeta e performer, è anche illustratrice e i suoi caratteristici disegni a linea accompagnano spesso i suoi testi.
Ha conquistato l'ammirazione dei suoi fan grazie alla sua sincerità e all'intensità con cui affronta temi come l'amore, la femminilità, l'identità e la sofferenza.

“La cosa che continua a sorprendermi di più durante le tournée è che, ovunque mi esibisca nel mondo, l'essenza delle persone che vengono ad ascoltarmi è sempre la stessa. Tutti desiderano sentirsi connessi agli altri e amati. Ogni volta che salgo sul palco mi ricordo quanto siamo più simili di quanto pensiamo.”

Dopo essersi fatta conoscere attraverso Tumblr e Instagram, nel 2014 Kaur autopubblicò la sua prima raccolta poetica, Milk and Honey, immaginando di venderne poche centinaia di copie. Da allora il libro ha superato i sei milioni di copie vendute ed è stato tradotto in oltre quaranta lingue e i suoi tour registrano il tutto esaurito in tutto il mondo.

“Il segreto del mio successo internazionale? Non lo so. Il mio lavoro esplora la condizione umana. Al di là di chi siamo e da dove veniamo, tutti proviamo le emozioni allo stesso modo. Credo sia proprio questo a rendere ciò che faccio così universale.”

A partire dal suo debutto, Kaur racconta di essere cambiata profondamente come artista, al punto da percepire una distanza immensa tra la donna che è oggi e l'adolescente che scriveva le sue prime poesie. Ad oggi esplora dei temi che dieci anni fa non avrebbe neppure immaginato di poter raccontare.

“La scrittura è il mezzo che mi permette di rimanere in contatto con me stessa. Non è un processo facile, ma nei giorni in cui riesco a entrare nel flusso creativo non c'è nulla che mi faccia sentire meglio.”

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