Newsletter
Iscriviti alla nostra newsletter per accedere a contenuti esclusivi
Iscriviti
/ Modella /)
“Detesto essere fotografata. Detesto la macchina fotografica. Se ho iniziato a fare questo lavoro, è stato soprattutto per superare la mia timidezza. Ero incredibilmente timida. In realtà, lo sono ancora. In qualche modo, la macchina fotografica mi ha aiutata ad aprirmi un po' di più con me stessa”
Non sono le parole che ci si aspetterebbe di sentire dalla celebre top model indiana Lakshmi Menon, vera apripista nel settore che, ormai vent'anni fa, conquistò le passerelle internazionali delle più importanti maison. Eppure, quando era giovane, una carriera davanti all'obiettivo era l'ultima cosa che avrebbe immaginato per sé stessa.
“Da bambina volevo fare l'insegnante, poi il medico, poi l'ingegnere, poi la pilota. C'erano sempre nuove possibilità e, a ogni età, cambiava anche ciò che sognavo di diventare”
Il percorso di Lakshmi Menon nel mondo della moda iniziò quando fu notata da un agente nel periodo in cui studiava sociologia all'Università di Bangalore. All'inizio accettò alcuni incarichi pubblicitari occasionali, per poi decidere, una volta laureata, di intraprendere la carriera di modella. Erano poche allora le modelle indiane che riuscivano ad affermarsi sulla scena internazionale e la svolta per lei fu il 2006, quando fu invitata a sfilare per Jean Paul Gaultier a Parigi, suscitando grande interesse.
“Oggi nel mondo della moda si vedono molti più volti diversi, molti più volti indiani. Sono cambiamenti che richiedono tempo, ma ora ci sono molte più ragazze indiane nel settore rispetto a quando lavoravo io. All'epoca, credo fossi praticamente l'unica.”
Lo shooting realizzato per il Calendario Pirelli insieme al fotografo norvegese Sølve Sundsbø segna la seconda apparizione di Lakshmi Menon in The Cal. La prima risale all'edizione del 2011 firmata da Karl Lagerfeld e ispirata alla mitologia classica, in cui posò accanto a Erin Wasson e Bianca Balti. Menon racconta di aver accolto il nuovo invito come un privilegio e un onore, e di aver particolarmente apprezzato l'opportunità di lavorare per la prima volta con Sundsbø.
“Ogni [fotografo] ha un proprio modo di guardare il mondo, no? Ognuno ha un occhio diverso. E quello che mi piace [di Sølve] è il suo approccio al lavoro. È veloce, deciso, e ha una visione molto precisa. Sa esattamente ciò che cerca e, nel momento in cui lo ottiene, ne è soddisfatto”
Menon è rimasta affascinata anche dall'uso del colore nello shooting, ispirato all'Holi, la festa induista della primavera, dell'amore e dei colori. In particolare, ha apprezzato il modo spontaneo e naturale in cui “gialli luminosi, arancioni e rosa meravigliosi” sono entrati in dialogo tra loro.
“In India non abbiamo paura dei colori. Il fatto stesso che esista una festa come l'Holi, in cui ci si ricopre di colori, dice molto di chi siamo. E credo che in questo shooting quei colori abbiano funzionato magnificamente. Il risultato era davvero bellissimo. Per me, quelle sono state le immagini davvero più sorprendenti, perché in seguito le ho viste sullo schermo e ne sono rimasta davvero colpita. Erano assolutamente splendide.”
Nata nel Kerala, nel sud-ovest dell'India, Menon ha trascorso l'infanzia spostandosi frequentemente per seguire gli incarichi del padre nell'esercito indiano. Lei e il fratello trascorrevano le estati dai nonni, imparando a nuotare nei fiumi. Oggi Goa per lei è casa. E come descriverebbe l'India a chi la visita per la prima volta?
“La cosa che dico sempre è che è impossibile restare indifferenti di fronte ad un paese come l'India. La ami o la detesti. È uno di quei luoghi straordinari in cui convivono culture e cucine, tradizioni, lingue e abiti completamente diversi tra loro. La sua diversità è incredibile. Il Rajasthan potrebbe essere un Paese a sé, così come il Kerala. È come se fossero tanti piccoli Paesi cuciti insieme. In qualche modo, formano un insieme sorprendentemente armonioso. È questo che amo dell'India, ed è la sua sostanza. È questo che la rende così speciale”
Guardando al The Cal 2027, Menon racconta di essere particolarmente affascinata dalla collaborazione tra Sølve Sundsbø e Avani Rai. Un dialogo creativo in cui Avani aggiunge il proprio sguardo e la propria sensibilità alle idee che il padre, Raghu Rai, aveva raccolto per raccontare l'India nel Calendario.
“Sarà interessante vedere come queste prospettive diverse riusciranno a incontrarsi e a intrecciarsi tra loro. Mi immagino un racconto capace di restituire l'India nella sua interezza: nella sua diversità, nei suoi colori, nella sua sensualità. È questo ciò che più mi incuriosisce di questo Calendario”