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“Quando ho ricevuto la chiamata per partecipare al Calendario Pirelli, ho pensato si trattasse di uno scherzo. Mi sono detta: sta succedendo davvero? Ho richiamato e ho capito che sarebbe accaduto realmente, l'entusiasmo è stato travolgente. Il cuore mi batteva all'impazzata. Continuavo a chiedermi se stessi sognando. Ho chiuso la telefonata e mi sono fermata a pregare. Ho pensato: ‘è un'occasione unica. Un'opportunità che capita una sola volta nella vita e spero che l'universo faccia in modo che si realizzi’. Non sapevo se le date sarebbero state in sovrapposizione con altri impegni o se ci sarebbero state altre difficoltà. Così ho desiderato con tutta me stessa che il progetto andasse in porto. E alla fine è successo, eccomi qui. È a dir poco straordinario”
Quando l'attrice indiana Aditi Rao Hydari è arrivata nel maestoso Forte Jaigarh a Jaipur, nel Rajasthan, per partecipare allo shooting per il Calendario Pirelli, sapeva ben poco di ciò che avrebbe trovato ad aspettarla. Pur conoscendo bene il Rajasthan e l'«arte senza tempo» che caratterizza The Cal, era la prima volta che visitava questa fortezza di oltre tre secoli e per la prima volta lavorava con il fotografo norvegese Sølve Sundsbø. Il sole splendeva. Tutto suggeriva che sarebbe stata «un'esperienza davvero straordinaria», e Rao Hydari racconta di essersi sentita immediatamente a proprio agio, accolta, mentre posava immersa in un letto di fiori.
“Ho amato ogni singolo istante davanti all'obiettivo, ogni momento del lavoro con il team, dell'essere presente e lasciarmi avvolgere dall'energia di questo luogo: è stato qualcosa di speciale. Si riesce a percepirne la storia, e l'India è proprio questo. La magia è in ogni angolo.”
Rao Hydari, discendente di due dinastie reali, ha da tempo un rapporto speciale con la macchina fotografica. Una storia che affonda le sue radici nell'infanzia. Cresciuta a Hyderabad, nel sud dell'India, circondata dall'affetto della famiglia, veniva spesso immortalata dagli zii e dalle zie appassionati di fotografia. Amava il modo magico in cui la macchina fotografica riusciva a trasportarla altrove, oltre l'istante presente.
“Non importa più che sia giorno o notte, che ci sia il sole, la luna o la pioggia. Amo il rapporto che ho con l'obiettivo e mi sono sempre affidata con entusiasmo alla visione dei registi. Amo quel processo di abbandono, di fiducia totale. Quel tempo sospeso tra il 'azione' e lo 'stop' è per me uno spazio magico, dove tutto diventa possibile: puoi essere chiunque, puoi fare qualsiasi cosa. È impossibile descrivere davvero quella sensazione. La adoro. Amo la macchina fotografica.”
In quindici anni di carriera, l'attrice è stata musa di alcuni tra i più iconici registi e fotografi contemporanei. Ogni volta si è affidata completamente all'esperienza creativa, lasciando che chi si trovava dietro la macchina portasse alla luce aspetti diversi e spesso nascosti di lei. Eppure, essere fotografata da Sølve Sundsbø si è rivelata un'esperienza particolarmente rivelatrice.
“Ho l'abitudine di non voler guardare il risultato degli scatti sul monitor, perché quando mi affido a un'artista, è come se gli dicessi: 'plasmami per come desideri rappresentarmi attraverso il tuo sguardo. Indicami la strada'. Ma Sølve mi ha invitata ad avvicinarmi per vedere una delle immagini che aveva appena scattato e, guardandola, ho scoperto una versione di me stessa che non avevo mai visto prima.”
Prima di diventare attrice, Rao Hydari era una danzatrice classica di Bharatanatyam, la danza e il movimento hanno sempre fatto parte della sua vita: dal ballo allo yoga, dall'arte marziale indiana Kalari alle partite a nascondino vissute da bambina nella casa della nonna. La sua prima apparizione cinematografica risale a quando era ancora studentessa, nel film in lingua tamil Sringaram. Sapeva già quale sarebbe stata la sua strada?
“Da bambina guardavo i film di questi tre grandi maestri: Mani Ratnam, Sanjay Leela Bhansali e Rituparno Ghosh. E sapevo che avrei voluto essere la protagonista di un film di Mani Ratnam, o di un film di Sanjay Leela Bhansali oppure ancora di un film di Rituparno Ghosh. Non sapevo se sarebbe successo, ma era lì che mi vedevo. Sono riuscita a realizzare due di quei sogni. Rituparno Ghosh, purtroppo, ci ha lasciati. Ho comunque custodito il sogno di poter lavorare con artisti di questo calibro nel profondo del mio cuore. Non ne ho mai parlato con nessuno, e un giorno finalmente è diventato realtà. Per questo continuo a sentirmi come quella bambina che crede nella magia e nella potenza dei desideri. Sento che l'universo trova sempre il modo di abbracciarmi con affetto, proprio come è accaduto con il Calendario Pirelli. Voglio dire, chi avrebbe mai potuto immaginarlo?”
Rao Hydari ha inoltre definito "davvero speciale" il fatto che The Cal 2027 possa essere considerato, di fatto, il lavoro di tre fotografi. Dopo la scomparsa di Raghu Rai, infatti, sua figlia Avani Rai ha raccolto il testimone del progetto. Il celebre fotografo indiano avrebbe dovuto affiancare Sølve Sundsbø nella realizzazione del Calendario e ha trascorso gli ultimi mesi della sua vita lavorando a una serie di immagini che raccontavano la sua visione dell'India.
“Trovo bellissimo ciò che ha fatto Pirelli, cercando di riflettere l'incontro tra mondi diversi. Da una parte c'è Sølve, che guarda l'India attraverso il proprio personale sguardo; dall'altra Avani, che in India è nata e cresciuta e la osserva attraverso la sua esperienza. Per me è straordinario che Pirelli abbia immaginato tutto questo e che sia riuscita a trasformarlo in realtà. Il Calendario Pirelli è un progetto che parla al mondo, e l'essenza dell'India appartiene al mondo. Spero le immagini siano interpretate in questo modo, restituendo questa dimensione aperta e universale e permettendo a persone provenienti da luoghi diversi del mondo di percepirne la bellezza autentica e la straordinaria ricchezza.”
E come descriverebbe ciò che l'India rappresenta per lei?
“L'India è come una madre. L'India è calore, generosità, accoglienza. È colore, è caos. Ma sa anche rimproverarti. Sa riportarti con i piedi per terra. A volte ti mette davanti allo specchio. L'India ti aiuta a essere pienamente te stesso. Direi che è una sorta di genio magico e instancabile, capace di fare mille cose contemporaneamente e, allo stesso tempo, di tenerti saldo alle tue radici e aiutarti a ritrovare te stesso. Puoi lasciare l'India, ma l'India non lascerà mai te.”